Quando conviene chiedere la Cessione del Quinto?

I tempi sono definitivamente cambiati: se in passato la Cessione del Quinto rappresentava una delle ultime possibilità per poter ottenere un finanziamento personale, e questa possibilità veniva spesso fatta pagare tramite tassi di interesse particolarmente elevati, oggi è possibile affermare che tutto ciò che ha contribuito a creare una fama dubbia al prodotto finanziario, è assolutamente superato ed anzi, le possibilità si sono completamente ribaltate.

Oggi, per molte categorie di dipendenti pubblici e privati, ma anche per i pensionati, la cessione del quinto rappresenta la forma di ingresso al credito più a buon mercato in assoluto.
Grazie all’intervento negli anni dell’Organismo di Vigilanza ma anche grazie alla costante azione delle Associazioni Bancarie e Finanziarie del settore verso tutti gli attori, si è giunti ad avere un prodotto finanziario pulito e lineare, senza costi accessori che lo appesantivano e lo rendevano perdente rispetto ad altre forme di finanziamento, in primis verso i Prestiti Personali.

Non da ultimo, l’obbligatorietà della presenza di una copertura assicurativa ha reso la Cessione del Quinto benvoluta sia dai clienti che si sentono maggiormente tutelati in tempi di crisi e di indeterminatezza e parimenti benvoluta dagli Istituti eroganti che impiegano con rischi contenuti. Questo ultimo aspetto, anche grazie agli interventi del Regolatore Europeo, ha consentito alla Banche e Finanziarie di poter ribaltare i minori costi legati al prodotto, nei tassi di impiego che si dimostrano molto profittevoli a favore della clientela.

La serenità nei pagamenti, unita alla possibilità di avere una rata sempre sostenibile, ha indotto i clienti ad utilizzare la Cessione del Quinto come il miglior prodotto per il consolidamento dei propri debiti.

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Il Tfs e il Tfr cosa sono?

Il Trattamento di Fine Servizio (TFS), in Italia è una indennità corrisposta, alla fine del rapporto di lavoro, ai dipendenti pubblici statali assunti prima del 1º gennaio 2001. Per i dipendenti degli enti locali è talvolta detta “indennità di fine servizio”.
il TFS ha carattere non solo di salario differito (natura retributiva), ma ha anche carattere previdenziale, tanto che viene versato in parte dal datore dei lavoro e in parte dal dipendente e si calcola sull’ultima retribuzione integralmente percepita.
Ha diritto all’indennità di buonuscita il personale civile e militare dello Stato, assunto a tempo indeterminato entro il 31/12/2000.
Stando a quanto previsto dalle leggi in vigore, il Tfs ai dipendenti statali viene pagato dopo 12 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro, se per pensione e quindi raggiungimento dei requisiti, limiti di età o di servizio per andare in pensione nella seguente modalità:
• in unica soluzione, se l’ammontare complessivo lordo è pari o inferiore a 50.000 euro;
• in due rate annuali, se l’ammontare complessivo lordo è superiore a 50.000 euro e inferiore a 100.000 euro (la prima rata è pari a 50.000 euro e la seconda è pari all’importo residuo);
• in tre rate annuali, se l’ammontare complessivo lordo è superiore a 100.000 euro. In questo caso la prima e la seconda rata sono pari a 50.000 euro e la terza è pari all’importo residuo. La seconda e la terza somma saranno pagate rispettivamente dopo 12 e 24 mesi dalla decorrenza del diritto al pagamento della prima.
I tempi si allungano in caso di prepensionamento (es. per pensionati “quota 100” o “102”).

Il TFS può essere anticipato a tasso di mercato fino al 100% dell’importo tramite una cessione di credito ad un istituto di credito abilitato, banche o società finanziarie), oppure a tasso agevolato, secondo quanto disposto dalla convenzione tra ABI e i ministeri competenti fino ad un importo massimo di 45.000€.

Il Trattamento di Fine Rapporto ( TFR ), per dipendenti pubblici, è una somma di denaro corrisposta al lavoratore nel momento in cui termina il rapporto di lavoro.
L’importo è determinato dall’accantonamento, per ogni anno di servizio o frazione di anno, di una quota della retribuzione annua e dalle relative rivalutazioni. In caso di frazione di anno, la quota è ridotta in maniera proporzionale e si calcola come mese intero la frazione di mese uguale o superiore a 15 giorni.
Hanno diritto al TFR i dipendenti pubblici assunti con:
• contratto a tempo indeterminato dopo il 31 dicembre 2000, eccetto le categorie cosiddette “non contrattualizzate”;
• contratto a tempo determinato in corso o successivo al 30 maggio 2000 e della durata minima di 15 giorni continuativi nel mese;
• contratto a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000 e che aderisce a un fondo di previdenza complementare (il passaggio al TFR è automatico).
• Le modalità di liquidazione sono le medesime del TFS

Il TFS può essere anticipato a tasso agevolato secondo quanto disposto dalla convenzione tra ABI ed i ministeri competenti fino ad un importo massimo di 45.000€.

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Perché ritardi di pagamento possono far declinare una richiesta di prestito personale?

La concessione o meno di una pratica di Prestito Personale viene valutata in base al cosiddetto “merito creditizio” del cliente.
Una banca od una società finanziaria ha la possibilità di accedere ad informazioni patrimoniali, e quindi valutare la probabilità che la concessione del finanziamento ha di andare a buon fine.
La prerogativa di poter accedere alle Banche Dati, i cosiddetti “Credit bureau”, consente di valutare l’esposizione debitoria di ogni cliente e quindi di poter valutare positivamente o meno il finanziamento, in funzione della presunta capacità di rimborso che il cliente ha, in funzione della sua situazione socioeconomica.
La puntualità dei pagamenti passati e quindi la capacità di far fronte agli impegni presi, sono una condizione fondamentale per poter procedere con nuove linee di credito.
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Perché la Cessione del quinto è tra i prodotti più convenienti?

La Cessione del quinto, da nicchia del comparto dei Prestiti personali, sgomita per diventare sempre più rilevante, in quanto i volumi intermediati degli ultimi anni, confermano un costante trend di crescita. Malgrado il 2020, anno del Covid, la Cessione del quinto a seguito di una serie di novità regolamentari, di sentenze europee, del miglioramento operativo, grazie anche al riconoscimento dei Clienti a distanza e soprattutto per l’ingresso in grande forza di grandi banche, è destinata a crescere.
Fondamentalmente, riteniamo che questi sotto riportati siano alcuni degli aspetti, forse i più importanti, che hanno trainato il nostro prodotto negli ultimi anni:

  • da giugno 2020 l’assorbimento di capitale per le banche che erogano questo tipo di finanziamenti è sceso dal 75% (quello dei prestiti personali per intenderci) al 35% come per i Mutui. Meno rischi, meno capitale e meno costi per chi eroga il prestito. E quindi tassi più bassi per la clientela.
  • altre novità si riferiscono a un insieme di normative che hanno contribuito a dare maggiore trasparenza alla Cessione del quinto. Si tratta in particolare dei nuovi orientamenti di vigilanza di Banca d’Italia del 27 marzo 2018 che hanno ripreso il Protocollo di autoregolamentazione delle associate Assofin e della cosiddetta sentenza Lexitor. Questi due interventi hanno dato entrambi beneficio ai Clienti finali nell’ambito delle rinegoziazioni dei prestiti, rendendo questa prassi di nuovo profittevole e spingendo i cosiddetti rinnovi.
  • La ripresa dei consumi e il miglioramento degli indici macroeconomici delle industrie hanno spinto la domanda dei prestiti e anche la possibilità di offerta, potendosi considerare nuove realtà come Amministrazioni Terze Cedibili.
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Cos’è il saltarata, quando usarlo e come funziona

Una delle caratteristiche del Prestito personale che distribuiamo è l’estrema flessibilità. Il Prestito personale è un finanziamento che permette di ottenere denaro per qualsiasi necessità, purché alla base della richiesta ci sia un progetto o un bene od un servizio da finanziare.
È possibile infatti, in funzione delle disponibilità finanziarie che si hanno, o di eventuali particolari esigenze, modificare il piano del finanziamento. Il saltarata è una opzione ideale per il cliente che si trova in un periodo di difficoltà economica o si trova dinanzi ad una spesa improvvisa che reputa più importante della rata del finanziamento. Il saltarata infatti permette, in alcuni casi, ad esempio, di far fronte a spese improvvise non previste, o per una migliore gestione delle disponibilità finanziarie, però per non più di una volta l’anno c’è la possibilità di saltare, appunto, una rata ed accodarla al piano finanziario.
Un’altra opzione molto interessante è anche il cambio rata che permette invece, durante tutta la durata del finanziamento, di: allungare il piano finanziario, per alleggerire l’importo della rata mensile; di accorciarlo, nel caso si disponga, per qualsiasi motivo, di maggiori disponibilità economiche (ad esempio un aumento di stipendio), per abbattere il monte interessi complessivo e quindi il costo totale del credito.
Entrambe le variazioni posso essere gestite semplicemente chiamando il gestore e sono completamente gratuite.
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TFS/TFR: quando richiederlo e perché?

L’anticipazione del TFS-Trattamento di Fine Servizio maturato è rivolto ad ex dipendenti pubblici in quiescenza assunti con contratto a tempo indeterminato prima del gennaio 2001, e consente loro di ottenere l’intero importo senza dover attendere i tempi previsti dall’Ente previdenziale per il versamento di detta spettanza. Tali finanziamenti si configurano come cessioni di credito pro-solvendo: il pensionato cede alla Banca il credito vantato nei confronti dell’INPS. Il rimborso del prestito avverrà alle date previste dal piano di liquidazione del TFS redatto dall’Ente Previdenziale, che provvederà a versare le quote di TFS a favore della Banca finanziatrice che ha notificato la cessione del credito. Non sono quindi previste rate a carico del debitore.

Per cominciare: di che cosa stiamo parlando?

Il TFS è il Trattamento Fine Servizio che spetta ai Dipendenti Pubblici e Statali (assunti con contratto a tempo indeterminato prima del gennaio 2001) nel momento in cui vanno in pensione. Le normative in materia pensionistica hanno dilazionato la liquidazione di tale indennità da parte dell’INPS, in più tranches annuali.

È evidente il bisogno dei dipendenti stessi di poter incassare immediatamente tali cifre differite che, essendo un credito nei confronti dell’Inps, hanno natura certa.

I soggetti aventi diritto alla corresponsione del TFS sono:

Dipendenti pubblici e statali, assunti con contratto a tempo indeterminato prima del gennaio 2001 e dipendenti pubblici statali, cosiddetti “non contrattualizzati” (in via esemplificativa e non esaustiva: magistrati, avvocati e procuratori dello stato, personale militare delle forze armate e corpi di polizia, vigili del fuoco, personale della carriera prefettizia e diplomatica, professori e ricercatori universitari), iscritti da almeno un anno alla gestione previdenziale pubblica, che hanno cessato il rapporto di lavoro con la Pubblica Amministrazione;

Tasso di mercato o in convenzione?

Attualmente il prodotto si distingue in due tipologie distinte:

  • Anticipo del TFS a tasso di mercato

Con l’Anticipo del TFS a tasso di mercato, il cliente può richiedere l’intero importo del TFS.

Al finanziamento verrà applicato un tasso di interesse, appunto, “di mercato”. I costi del finanziamento verranno detratti direttamente al momento dell’erogazione. IL cliente riceverà quindi un’importo corrispondente alla differenza tra il TFS maturato e i predetti costi.

Come si ottiene:

Per richiedere un preventivo dell’Anticipo è necessario richiedere preventivamente un certificato di quantificazione al proprio ente previdenziale (se INPS si può richiedere direttamente accedendo all’area riservata con procedura SPID). Il certificato, contraddistinto nell’oggetto dal riferimento al DPR 180/50 che regola il Trattamento di Fine Servizio per i dipendenti pubblici e statali, riporterà nel dettaglio gli importi delle singole tranches (massimo tre) con le relative scadenze.

Quali sono i tempi per l’erogazione?

L’importo finanziato verrà erogato il mese successivo la firma del contratto di finanziamento. Una volta ricevuta la presa d’atto positiva da parte dell’ente previdenziale, con la quale l’ente ci conferma di aver accattato l’operazione e che le rate del TFS verranno corrisposte, alla loro scadenza all’istituto finanziatore.

  • Anticipo del TFS/R a tasso calmierato ( in convenzione ABI)

Le operazioni di anticipazione del TFS (Trattamento di Fine Servizio) / TFR (Trattamento di fine rapporto – Legge 28/03/2019 n. 26) dei dipendenti pubblici, in merito all’Accordo Quadro siglato tra ABI, Ministeri interessati ed INPS, in data 7 agosto 2020 si ricollegano alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 15 giugno 2020, del DCPM numero 51 del 22 aprile 2020, che fa seguito all’approvazione del D.L. 4/2019. Tale decreto ha introdotto la facoltà per i dipendenti pubblici di ottenere un prestito dal settore bancario della buona uscita maturata e si rivolge a quei lavoratori che accedono alla pensione sulla base dei requisiti individuati dal D.L. 201/2011 (cioè 67 anni di età o 42 anni e 10 mesi di contributi; 41 anni e 10 mesi le donne) o con la “Quota 100” (62 anni e 38 di contributi), ancorché siano andati in pensione prima del 29 gennaio 2019 (data di entrata in vigore del D.L. 4/2019).

Come precisato nella Circolare n.130 INPS del 17-11-2020: “Dall’interpretazione letterale della norma in esame discende che sono esclusi dalla possibilità di ottenere il finanziamento agevolato, non soltanto coloro che sono cessati o cesseranno dal servizio senza diritto a pensione, ma anche tutti i dipendenti, ancora in attesa di percepire l’indennità di fine servizio comunque denominata, che accedono o hanno avuto accesso al pensionamento sulla base dei requisiti pensionistici stabiliti da norme diverse da quelle sopra indicate. Pertanto, è escluso dall’applicazione della norma in argomento il personale delle Forze armate, delle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco”.

Con L’anticipo del TFS/R a tasso in convenzione è possibile ottenere subito fino a massimo 45.000€ al tasso definito dalla convenzione corrispondente al tasso Rendistato + uno spread di 0,40 b.p.(il tasso non potrà essere inferire a 0,40%)

Il tasso Rendistato corrisponde al rendimento medio ponderato del paniere dei titoli di stato, viene aggiornato mensilmente e varia per durata. L’importo corrispondente alle varie durate è consultabile in qualsiasi momento sul sito di Banca D’Italia (https://www.bancaditalia.it/compiti/operazioni-mef/rendistato-rendiob/ )

Nel caso in cui il TFS / TFR sia superiore all’importo di Euro 45.000 il cliente deve provvedere ad effettuare una prima richiesta entro i 45.000 Euro “in convenzione ABI” e solo al perfezionamento di tale operazione con il rilascio della presa d’atto da parte dell’Inps, potrà procedere ad una successiva richiesta di certificazione per la parte rimanente NON in convenzione ABI (a tasso di mercato).

Come si ottiene:

Per richiedere un Anticipo del TFS/R a tasso in convenzione ABI è necessario richiedere preventivamente, al proprio ente previdenziale il certificato di quantificazione contraddistinto nell’oggetto dal riferimento al DCPM numero 51 del 22 aprile 2020, che fa seguito all’approvazione del D.L. 4/2019.

Come disposto dalla convenzione non potranno avere accesso all’anticipazione del tfs/r agevolato i clienti con insolvenze visibili in banche dati e i clienti separati/divorziati separandi/divorziandi il cui TFS/R sia destinato anche parzialmente al coniuge (ex coniuge).

Quali sono i tempi per l’erogazione?

L’importo finanziato sarà erogato al cliente entro massimo 15 giorni dal ricevimento della presa d’atto da parte dell’ente previdenziale, quest’ultima dovrà essere inviata entro massimo 30 giorni dalla notifica dell’operazione da parte della Banca.

Vantaggi:

Il vantaggio di richiedere un’anticipazione del TFS sono senza dubbio quelli di ottenere in tempi rapidi, senza dover attendere la naturale scadenza delle rate, quanto accantonato dal cliente durante il periodo lavorativo.

Il tasso di mercato è consigliato per chi ha particolari urgenze e necessita subito dell’intero importo o per chi ha o ha avuto piccole insolvenze o lievi ritardi nei pagamenti di finanziamenti (l’operazione sarà comunque soggetta ad una valutazione di merito creditizio da parte della banca).

In caso contrario è consigliabile richiedere i primi 45.000 Euro in tasso in convenzione e solo successivamente richiedere la restante parte a tasso di mercato.

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Cos’è la Cessione del quinto della pensione?

Esiste un finanziamento pensato appositamente per chi è in pensione: la Cessione del quinto Pensionati. Non si discosta molto dalla Cessione del quinto classica per caratteristiche e modalità, ma grazie alla Convenzione con l’INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale), alcune banche ed istituti finanziari accordano al richiedente condizioni agevolate.

Per cominciare: di che cosa stiamo parlando?
Non diversamente dalla sua classica omonima, la Cessione del quinto per i pensionati è una forma di credito ai consumatori, quindi può essere richiesta solo da privati per scopi personali o familiari; in altre parole, non puoi richiederla se intendi destinare il denaro erogato all’acquisto di beni/servizi per motivi commerciali e/o aziendali. Si tratta, inoltre, di un finanziamento non finalizzato, ovvero senza obbligo di destinazione: fatto salvo del caso appena descritto, puoi utilizzare il prestito con qualsiasi finalità, senza dichiarare i tuoi obiettivi alla banca o all’istituto finanziario.
Con la Cessione del quinto della pensione, generalmente, puoi richiedere fino a €75.000, salvo eccezioni da valutare di volta in volta.

Il piano di ammortamento ha una durata minima di 24 mesi e può estendersi fino a 120 mesi (dunque da 2 a 10 anni) a patto che l’età a fine ammortamento non superi gli 86 anni, e prevede un rimborso tramite rate costanti a tasso d’interesse fisso: indipendentemente dal tempo che intendi impiegare per restituire il debito, non ci saranno variazioni nell’importo mensile che dovrai versare, dal momento che i tassi d’interesse non subiranno l’effetto di eventuali fluttuazioni e l’importo delle rate resterà uguale a quello stabilito per tutta la durata del piano di ammortamento.
A questo punto, entra in gioco una delle caratteristiche peculiari della Cessione del quinto: la comodità. Devi sapere, infatti, che è l’istituto di previdenza che si prende carico del pagamento attraverso la trattenuta diretta della quota mensile (pari a un massimo del 20% del valore netto della tua pensione), trasmettendola poi alla banca o all’ente erogatore. Insomma, non dovrai ricordarti di nessuna scadenza mensile, come accadrebbe invece con altre tipologie di finanziamento.

Un altro vantaggio legato alla Cessione del quinto è la sicurezza: come anticipato, è l’ente previdenziale a svolgere il ruolo di garante e, grazie ad una polizza assicurativa obbligatoria a carico dall’istituto finanziario erogatore del credito, sei protetto insieme ai tuoi eredi in caso di premorienza. Si tratta di un’assicurazione, quindi, contro il rischio il rischio vita: richiedere un prestito può essere fonte di preoccupazione; perciò meglio avere una sicurezza in più.
Ricorda, infine, che il requisito minimo per ottenere il finanziamento è percepire una pensione, come avrai senza dubbio intuito: vengono accettati tutti i tipi di pensione per le quali l’INPS rilascia la quota telematica.

Innanzitutto, per richiedere la Cessione del quinto della pensione, la tua pensione deve essere superiore alla minima stabilita per Legge.

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TFS-TFR: tasso ordinario e tasso in convenzione

L’anticipo del trattamento di fine servizio è un finanziamento pensato appositamente per pensionati del settore pubblico e statale, finalizzato ad ottenere immediatamente il trattamento di fine servizio senza attendere la scadenza naturale delle rate che si traduce, spesso, in un’attesa di alcuni anni.

La normativa dice che i pensionati del settore pubblico e statale a seconda dell’importo del Tfs accantonato potrebbero attendere anche 36 mesi per la liquidazione completa. I tempi sarebbero sicuramente maggiori nel caso di prepensionamento e quota 100.

La tipologia del finanziamento è, di fatto, una cessione del credito. Il cliente cede il proprio credito vantato nei confronti dell’ente pensionistico alla società finanziaria che anticiperà l’intero importo decurtato delle spese.

Oggi il prodotto Anticipo TFS/TFR può essere distinto in due tipologie:

TFS/TFR TASSO ORDINARIO
Permette di scontare immediatamente l’intero importo a tassi di mercato. Per la richiesta è necessario richiedere all’ente pensionistico l’apposito prospetto di liquidazione facente riferimento al DPR 180/50. Per quanto riguarda l’INPS può essere richiesto semplicemente e velocemente on-line, dall’area riservata, attraverso il riconoscimento con SPID. Gli importi che possono essere richiesti vanno da 15.000 € ai 150.000 € per una durata massima di 60 mesi.

TFS/TFR TASSO IN CONVENZIONE
A seguito di un accordo quadro stipulato tra ABI e i Ministeri competenti è stato definito che, per un importo massimo di 45.000 €, è possibile ottenere un finanziamento con un tasso calmierato. Gli unici requisiti imposti dalla convenzione per ottenere il finanziamento sono: Il fatto che il cliente non deve avere insolvenza o sofferenze presenti in banche dati e che parte del TFS in caso di clienti divorziati o separati non sia destinato al coniuge. Per ottenerlo è necessario richiedere l’apposita certificazione che faccia riferimento al DL 4/2019. Questo anticipo agevolato può essere richiesto dai lavoratori che hanno terminato il servizio per pensionamento (di vecchiaia, anticipata, anticipata contributiva e “quota 100”).

Nel caso in cui ci si trova ad avere un importo superiore ai 45.000 € si può procedere anche con una prima operazione a Tasso in convenzione, per poi ottenere la rimanete parte a Tasso ordinario.

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Cessione del Quinto: Cosa fare se il datore di lavoro non paga le rate

La Cessione del quinto è uno dei prestiti più richiesti in Italia, in parte per la comodità di rimborso che avviene tramite trattenute dirette in busta paga o nella pensione, in parte per la sicurezza dell’operazione.

La mancanza di garanzie e garanti, le rate costanti e i tassi fissi vanno ad aggiungersi alle ragioni per cui il numero di prestiti tramite Cessione del quinto è in costante aumento ormai da anni.

Esistono, tuttavia, dei rischi legati al finanziamento per l’eventuale insolvenza del datore di lavoro.

Gli obblighi del datore di lavoro

Il datore di lavoro è parte integrante all’interno del processo di finanziamento tramite Cessione del quinto, dal momento che partecipa al dialogo tra l’istituto di credito e il richiedente.

Il primo aspetto da sottolineare è che il datore di lavoro non si può opporre alla tua richiesta di Cessione del quinto, a meno che l’importo prospettato delle rate sommato a ipotetiche altre trattenute non superi il 50% del tuo stipendio.

Un altro dovere del datore di lavoro è quello di fornire la documentazione necessaria all’istituto finanziario per valutare la solidità della tua situazione lavorativa e la tua capacità di rimborso. In particolare, deve produrre informazioni in merito alla tua retribuzione mensile, al TFR maturato, ad eventuali altre trattenute sulla tua busta paga, ecc.
Appare chiaro che, sebbene sia tu a richiedere ed eventualmente a ottenere la Cessione del quinto, il finanziamento è strettamente collegato al luogo in cui lavori: il tuo datore di lavoro si assume il compito di garantire per te e ha l’obbligo di trattenere dal tuo stipendio ogni mese e a consegnarlo con puntualità all’ente erogatore. Ne consegue che il suo atteggiamento nei confronti del prestito è di estrema importanza: pagamenti effettuati in modo non preciso o addirittura non corrisposti possono generare non pochi problemi, sia per il lavoratore che per il datore di lavoro stesso.

È proprio questa una delle caratteristiche principali della Cessione del quinto: non sei tu a versare il denaro alla banca o alla finanziaria, poiché tale operazione spetta al tuo datore di lavoro. Se da un lato tale pratica evita che tu possa dimenticarti di pagare una rata e determina uno dei maggiori vantaggi del finanziamento, dall’altro lato essa è solo in parte controllabile dal lavoratore: è fondamentale tenere monitorato lo stato dei pagamenti mese per mese, per assicurarsi che il datore di lavoro versi nei termini stabiliti dal piano di ammortamento la quota mensile richiesta.

Cosa succede quando il datore di lavoro è inadempiente?

Quando il datore di lavoro non versa la quota trattenuta dalla busta paga del dipendente alla banca o alla finanziaria si genera insolvenza: le rate risultano non essere state rimborsate nei tempi stabiliti dal piano di ammortamento.

Tieni in considerazione, però, che il datore di lavoro è legittimato a interrompere il pagamento delle rate della tua Cessione del Quinto in caso di aspettativa, dimissioni o licenziamento. Negli altri casi, invece, è tenuto effettuare i pagamenti in modo puntuale.

È consigliabile controllare di mese in mese che venga trattenuta la quota prevista per il rimborso del prestito dalla tua busta paga. Tuttavia, non sempre si rivela una pratica sufficiente. Può succedere, infatti, che il datore di lavoro trattenga l’importo della rata dalla tua retribuzione, ma per le più svariate ragioni il pagamento all’istituto di credito non venga effettuato. In tale ipotesi è necessario dimostrare all’ente erogatore che è stato effettivamente trattenuto dal tuo stipendio ogni mese, portando come prova le buste paga percepite.

Se riesci a chiarire la tua posizione e, quindi, a convincere la banca o la finanziaria che il mancato pagamento è dipeso da un errore dell’azienda e non dalla tua negligenza o difficoltà, sarà l’istituto di credito a sollecitare il tuo datore di lavoro per far sì che saldi il dovuto.

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La Cessione del quinto ex INPDAP

La Cessione del quinto è uno dei prestiti più richiesti del momento. Un numero sempre maggiore di Italiani ne beneficia per ottenere liquidità, preferendola ad altre forme di credito al consumo. Si tratta di un finanziamento versatile, rivolto ai lavoratori dipendenti statali, pubblici ed impiegati in aziende private, ma anche ai pensionati.

Ti sarà capitato di sentire parlare di Cessione del quinto della pensione, dello stipendio, INPS o INPDAP. Per richiedere consapevolmente il prestito più adatto alle tue esigenze, è bene fare un po’ di chiarezza. Se sei interessato alla Cessione del quinto INPDAP, in questo articolo puoi trovare informazioni che cerchi.

Ecco la prima cosa da sapere
Il 1° gennaio 2012 l’INPDAP (Istituto Nazionale di Previdenza e Assistenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica) è stata soppressa ed accorpata all’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale).
La Gestione ex-INPDAP dell’INPS continua ad erogare tutti i servizi di credito, sociali e previdenziali che una volta erano forniti dall’INPDAP.

Di conseguenza, è più corretto parlare di Cessione del quinto per dipendenti e pensionati ex-INPDAP o, addirittura INPS.

Perché è importante specificare il nome dell’ente di previdenza sociale?
La risposta è semplice: se sei titolare di una pensione INPS o ex-INPDAP, oppure se sei un dipendente pubblico o statale, puoi beneficiare di condizioni agevolate.

Perché scegliere la Cessione del quinto?
La Cessione del quinto è un prestito non finalizzato: puoi utilizzare la liquidità ottenuta per qualsiasi finalità, poiché non c’è obbligo di destinazione (contrariamente a quanto accade con i mutui, per esempio, che possono essere richiesti solo per motivi molto precisi). L’unico limite è dato dall’obbligo di usare il denaro ricevuto per scopi personali o familiari, non commerciali. La Cessione del quinto, infatti, è una forma di credito al consumo ed è, pertanto, destinata solo a privati.

Alla libertà di utilizzo, si affianca la comodità. Il rimborso avviene tramite la trattenuta diretta del tuo stipendio o della tua pensione: non dovrai ricordarti di pagare le rate, poiché spetterà al tuo datore di lavoro oppure all’ente di previdenza sociale versarle alla banca o alla finanziaria.

Da non dimenticare anche la sicurezza del prestito. Per ottenere la Cessione del quinto, infatti, è necessario sottoscrivere due polizze assicurative che permettono al richiedente di essere tranquillo che in qualsiasi caso ed eventualità, il debito non ricadrà sui suoi familiari.

Non da ultimo, bisogna considerare il fatto che non sono necessari garanti (ovvero persone che si prendano carico del prestito in caso di insolvenza), né garanzie reali (ad esempio, un’ipoteca su un immobile). È l’istituzione o l’ente per cui lavori, oppure l’ente di previdenza sociale a fare da garante.

Con la Cessione del quinto puoi ottenere fino a €75.000 rimborsabili secondo un piano di ammortamento di al massimo 120 mesi (10 anni). I tassi d’interesse e l’importo delle rate, inoltre, sono fissi per tutta la durata del prestito: non sono suscettibili a variazioni; pertanto, è possibile calcolare con una certa precisione l’ammontare totale del debito.

Per quanto riguarda la Cessione del quinto della pensione, in particolare, il calcolo è abbastanza semplice, poiché la cifra al netto delle tasse è indicata sul cedolino. È sufficiente dividere l’importo netto per 5 per conoscere l’ammontare delle singole rate; bisogna, invece, moltiplicare per il numero dei mesi previsti dal piano di ammortamento per scoprire il montante.

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